Negli ultimi anni per far fronte alla carenza di organi sempre maggiore rispetto alle necessità trapiantologiche, la comunità scientifica ha ampliato i criteri di scelta verso il prelievo di fegati da donatori “a cuore fermo”, cosiddetti “marginali”, rispetto a quelli classici a cuore battente (in morte cerebrale), aprendo così la sfida per lo sviluppo di nuove metodiche per la conservazione e la valutazione degli organi in modo da ridurre le complicanze del trapianto ed aumentare la sopravvivenza. L’evoluzione dalla semplice conservazione “Statica” in celle frigorifere (Static Cold Storage) alla più recente tecnica “Dinamica” con macchine di perfusione ipotermica (Hypothermic Machine Perfusion), cioè con liquidi a bassa temperatura (4-6°C), ha segnato un punto di svolta in tal senso portando a notevoli risultati in termini di maggiore sopravvivenza e minor malfunzionamento precoce dell’organo.
Tuttavia l’ipotermia può portare con sé problematiche legate al raffreddamento e può solo ridurre, ma non cancellare i danni dalla ridotta ossigenazione del fegato nel donatore a cuore fermo. Per questo, in risposta alla necessità di un sistema di conservazione più fisiologico, è stata messa a punto dai ricercatori del Massachusset General Hospital una macchina di perfusione “normotermica” che permette di irrorare il fegato da trapiantare con un liquido a temperatura ambiente (TC 37°C) arricchito di ossigeno, nutrienti e antiossidanti. I ricercatori hanno testato tale sistema in laboratorio su sette fegati di soggetti a cuore fermo e due da donatori in morte cerebrale riscontrando, dopo circa tre ore di perfusione, la produzione di bile, albumina e altre sostanze a testimonianza della vitalità degli organi, superiore rispetto a quella ottenuta con altre tecniche di conservazione. Questo primo successo in laboratorio ha aperto le porte verso la sperimentazione clinica in molti centri trapianto a livello mondiale ottenendo risultati molto promettenti.
Tale metodica potrebbe quindi consentire non solo una maggior finestra di tempo per valutare gli organi da trapiantare, ma anche un recupero di quei fegati che fino ad oggi ritenevamo “inutilizzabili”, migliorando non solo la quantità, ma anche la “qualità” ed aprendo così le porte ad una nuova ed entusiasmante era trapiantologica.
Elia Vettore
Medico Specializzando In Medicina Interna
Università di Padova
Medico specializzando in Medicina Interna Università di Padova

