Il tempo passa, cambiano i modi di vivere, cambia il mondo. Non si può fermare il progresso, occorre adeguarsi ai cambiamenti della tecnica, della società, della vita. L’anziano non è fatto per cambiare, il giovane è fatto per cambiare. L’anziano ha le sue abitudini, l’anziano ha imparato a vivere decenni fa, conosce (e ha formato) il suo mondo, che però ora gli sfugge di mano, cambia.
L’anziano vive il mondo di oggi con i pensieri, le abitudini, le competenze di decenni prima. Sempre di più, con un progresso che si fa di giorno in giorno più rapido e pervasivo, l’anziano perde i suoi punti di riferimento, anche se contemporaneamente guadagna in termini di benessere e di salute.
Il guadagno del benessere è legato alle possibilità sempre più diffuse di vivere meglio perché si dispone di riscaldamento/condizionamento della temperatura, di mezzi di comunicazione sempre più alla portata di tutti, di informazioni sempre più precise ed attuali. Tutto questo facilita la vita dell’anziano oggi. Ma il prezzo che l’anziano paga per questo benessere non è certamente ricompensato dal ridimensionamento della società nella quale vive. Infatti, la famiglia ed i punti di riferimento storici (parrocchia, medico di famiglia, vicini di casa) si stanno rapidamente modificando e l’anziano si vede proporre al loro posto il centro diurno o l’assistente sociale.
Ma l’anziano oggi è anche una persona che ha saputo superare molte difficoltà grazie al suo spirito di sacrificio/sopportazione, vive la sua nuova dimensione sociale con la speranza che tutto questo non peggiori la sua qualità di vita. Perché è questo il bene maggiore che resta all’anziano oggi: la qualità di vita, che è l’insieme di tutte le condizioni intrinseche al soggetto, e proprie della società, che rendono la vita ancora piacevole.
Una malattia acuta o, ancora peggio, una malattia cronica sono rispettivamente oggi guaribili o curabili. La medicina ha fatto enormi progressi negli ultimi decenni e ad essa va ascritta una buona parte del prolungamento dell’aspettativa di vita. Ma c’è una cosa ben peggiore delle malattie che oggi preoccupa l’anziano ed è la disabilità.
Disabilità è l’incapacità di una persona di badare in modo autonomo a se stessa: la incapacità di fare quelle piccole/banali azioni della vita di tutti i giorni (lavarsi, vestirsi, mangiare, andare in bagno) che rendono una persona indipendente dagli altri.
L’essere disabile preoccupa l’anziano, più della grave malattia, che spesso l’anziano affronta, a seconda dei casi, con coraggio o con rassegnazione.
La disabilità preoccupa l’anziano perché significa peggiorare la propria qualità di vita, perché l’anziano sa che, anche se può contare sulla medicina (che arriva ad offrire un trapianto d’organo a persone di età avanzata, tanto avanzata che solo qualche anno fa non sarebbe stato neanche pensabile) al tempo stesso sa che la solidarietà intergenerazionale si va progressivamente perdendo in questa società che cambia.
L’anziano oggi può essere una risorsa (di saggezza, di competenza, di esperienza, talora financo economica) per le generazioni più giovani. Ma è sempre più necessario che le giovani generazioni riflettano su cosa vuol dire essere anziano oggi e che al tempo stesso gli anziani cerchino di adeguarsi (sfruttando le nuove risorse) al mondo di oggi che rapidamente cambia.
Enzo Manzato
Professore di Medicina Interna Geriatria
Università di Padova

