Il paziente con epatite cronica B ed elevati livelli di viremia (virus nel sangue) è a rischio di sviluppare nel tempo cirrosi e carcinoma del fegato. Da anni si studiano quindi possibili terapie per impedire o rallentare la progressione di malattia. Accanto all’interferone nelle sue diverse formulazioni, sono oggi disponibili gli analoghi nucleosidici (Lamivudina, Adefovir, Entecavir, Telbivudina) che esercitano una potente attività antivirale e vengono assunti per bocca; si tratta però di una terapia è a lungo termine che può creare una resistenza al farmaco. Due studi del dicembre 2007 mostrano i vantaggi della Telbivudina sulla Lamivudina o l’Adefovir. Il primo studio conclude che la telbivudina è un farmaco efficace con risposta terapeutica ed istologica migliori di quelle della lamivudina nei pazienti HBeAg positivi trattati per un anno. Il secondo studio mostra che 52 settimane di telbivudina sono più efficaci di altrettante settimane con Adefovir nei pazienti HBeAg positivi. E’ auspicabile che la molteplicità delle scelte terapeutiche oggi disponibili aiuti a mantenere il controllo a lungo termine della replica virale.
